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35mila italiani dipendenti da imprese a titolare straniero 4 imprenditori su 10 erano lavoratori irregolari

Gli imprenditori stranieri a Roma e provincia hanno un’età media inferiore a quella del totale (italiani e non). Sono istruiti (18,8% laureati) e per lo più provengono da Paesi extra Ue. Nel 50% dei casi sono ditte individuali. Nella ristorazione le realtà più grandi, con una media di 3 addetti. Sono alcuni dei dati presentati oggi a Roma da Cna World ed Eures che, con il contributo della Camera di Commercio, hanno condotto la ricerca “Imprenditori e cittadini di questa città” su un campione di 400 imprese.

Un titolo scelto a partire dall’esperienza e dalle battaglie di Cna World, nata cinque anni fa per rappresentare gli interessi degli imprenditori stranieri (51mila a Roma e provincia) e che oggi associa 1000 aziende. Gli imprenditori stranieri sono conosciuti solo dall’Agenzia delle Entrate, da Inps e Inail, ma non all’anagrafe: per questo Cna World si batte per il riconoscimento della cittadinanza e del diritto di voto amministrativo. Con il convegno di oggi si apre nuova fase, come ben dimostra la presenza degli interlocutori economici della città e si ricorda che gli stranieri, a Roma, sono un motore di sviluppo e non più solo un’emergenza sociale.

Le nazionalità più rappresentate sono quella bengalese, cinese ed egiziana - soprattutto nel commercio e nei servizi di accoglienza- e dell’Europa dell’Est- soprattutto nell’edilizia-.

Il 46% degli imprenditori stranieri era lavoratore irregolare. Un imprenditore su due vede Roma come la città in cui costruire un futuro, insieme alla famiglia: il 52% degli imprenditori stranieri intervistati vive infatti nella Capitale con coniuge e soltanto uno su quattro vive solo. Nell’81,6% dei casi gli imprenditori immigrati immaginano che anche tra 20 anni vivranno in Italia.

Il 98,2% delle risorse economiche acquisite attraverso l’attività di impresa è stata reinvestita in Italia.


Oltre l’80% del capitale necessario alla costituzione delle imprese straniere di Roma risulta costituito da risparmi personali, accumulati grazie al lavoro in Italia (69%) e nel paese di origine (13,3%). Soltanto il 10,1% del capitale proviene dal sistema bancario, cui hanno fatto ricorso più frequentemente le imprese della ristorazione (14,8%) e del commercio (11,7%). Non manca una piccola parte che ha fatto ricorso a circuiti che, a giudicare dal tipo di risposte, illeciti: il 5,1% del campione dice di aver ricevuto prestiti da privati e l’1,5% da soci o investitori.
Ed è proprio il rapporto con le banche l’argomento su cui gli imprenditori intervistati chiedono maggiori tutele (24,4%).

E le pubbliche amministrazioni? Quattro su dieci giudicano positivo l'atteggiamento delle istituzioni locali di fronte alla loro iniziativa imprenditoriale; tre su dieci negativo e tre mostrano un giudizio neutro. I giudizi più positivi verso gli enti locali provengono per lo più dalle aziende aperte tra il 2003 e il 2007.

Nonostante 6 imprese su 10 (il 61%) indichino nel 2013 una flessione del fatturato, non si riscontra alcuna contrazione in termini occupazionali, presentandosi invece nel 2013, per il 95,3% delle imprese un mantenimento dei livelli dell’anno precedente. Il risultato è che oggi le imprese a titolare straniero impiegano 35.300 italiani e 96.800 stranieri.

La quasi totalità del campione dichiara di essere “molto” o “abbastanza integrato” nella vita economica italiana e in quella sociale e culturale. A dichiararsi più integrati, gli immigrati che risiedono stabilmente in Italia da oltre 20 anni e le donne.

Sono gli imprenditori provenienti dal continente americano a sentirsi più spesso in credito con il nostro Paese (23,5%), così come gli immigrati presenti in Italia da oltre 20 anni (18,3%), gli over 50 (17,6%) e le donne (18,3%). Al contrario, una sensazione di maggiore gratitudine e di “debito” verso l’Italia si rileva tra gli imprenditori europei (16,4%), tra quelli di immigrazione più recente (17%) e tra i più giovani (18,8%).

08-04-2014
ultima modifica: giovedì 10 aprile 2014

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